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Le unità di mobilitazione popolare, protagoniste della lotta di liberazione patriottica dell’ Iraq contro l’ISIS

Di Sergio Bongiorni per M I G

La stampa main stream mentre si sperticava in “Je suis” e “pray for”, una volta per la redazione Charlie Hebdo, poi per il Bataclan e per Bruxelles, si dimenticava spesso di menzionare  altri “Je suis” in giro per il mondo , parliamo degli attentati compiuti da ISIS o frange estremiste radicali a Baghdad, a Damasco, Beirut, in cui hanno perso la vita centinaia di ragazzi e ragazze, lavoratori, cristiani e musulmani, le stesse redazioni dei giornali generalisti si dimenticavano anche degli  sforzi immani che le armate nazionali Siriane, Irakene, Libanesi e Iraniane svolgevano in funzione anti ISIS e anti Al Qaeda.

Migliaia di soldati (anche di leva), volontari nelle unità di mobilitazione e anche combattenti palestinesi inquadrati negli eserciti arabi siriano e irakeno si sono immolati anche per la nostra sicurezza, questo vuole essere un tributo alle unità di mobilitazione popolare irachene (Hashd Al-Sha’abi), a maggioranza Sciita che assieme all’esercito regolare di Baghdad hanno riconquistato pezzo per pezzo tutto il territorio conquistato dall’ ISIS , nate dopo l’aggressione Anglo-Americana dell’Iraq nel 2003 (Kataeb Hezbollah nasce nel 2003 e forte di 30 mila uomini si organizzò nella resistenza alle truppe statunitensi, guidati da Abu Madi al Mohandas) e organizzate in diverse colonne, Kataeb Hezbollah, Kataeb imam Alì, Asaib Ahl Al-Haq, tutte milizie legate all’Iran e alla dottrina dell’Ayatollah Khamenei e hanno anche uno storico legame con la resistenza Libanese Hezbollah, supportano le forze nazionali siriane (governo di Bashar Al Assad )  e si battono per l’integrità territoriale dell’Iraq.

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Foto ripresa da Al-Monitor

Esprimono esponenti politici nel parlamento iracheno e nei loro battaglioni sul campo non ci sono solo musulmani sciiti ma anche Cristiani, Yazidi, Turkmeni ed esponenti di altre confessioni.

Le unità di mobilitazione popolare hanno anche grandi capacità militari, dispongono di mezzi e armamenti Iraniani di notevole importanza, rigenerando anche vecchi veicoli e mezzi corazzati di origine sovietica in dotazione all’esercito Iracheno.

Proponiamo una fotografia molto diversa dello scenario Iracheno rispetto ai media generalisti, i quali per specifici interessi dei gruppi editoriali e\o economico-finanziari che rappresentano ripropongono una visione parziale e falsamente documentata dei fatti, soprattutto in Siria e Iraq.

Qui sotto il documentario (con possibilità di selezionare sottotitoli in lingua Italiana) a cura della rivista Southfront

 

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