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Una certa ipocrisia affaristica dietro la giornata della memoria

Di Mondo Informazione Geopolitica, 27 Gennaio 2018

Il 27 gennaio 1945 il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dalle truppe sovietiche durante la loro rapida avanzata invernale dalla Vistola all’Oder. Il primo reparto che entrò nel campo faceva parte della LX Armata del generale Kurockin del 1° Fronte Ucraino del maresciallo Ivan Konev.

Soldati sovietici nel campo

Furono trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita. Inoltre, furono trovati migliaia di indumenti abbandonati, oggetti vari che possedevano i prigionieri prima di entrare nel campo e otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il trasporto. Si svelò, quello che molti già conoscevano.

Foto aerea del 1944

Da allora lo storytelling propone il popolo ebraico (in quei campi non c’erano solo gli ebrei) come unico popolo degno di essere innalzato sul podio di vittima di genocidio, con buona pace di altri popoli come gli armeni oppure oggigiorno del popolo yemenita colpito da una dura guerra dell’aggressore saudita che ha portato morte, malattie e carestia e di cui nessuno parla. Il 27 Gennaio è stato scelto come giornata della memoria dell’Olocausto rilanciata dai media all’ossessione. Nella giornata della memoria non c’è posto per quel che avviene di sbagliato oggi e nemmeno per quello che è avvenuto ieri.

I media non ricordano mai altri popoli, altre vittime, non commemorano mai ad esempio la data del 15 Maggio, il giorno della Nakba, il giorno della catastrofe per i palestinesi che ogni anno commemorano i fatti del 1948 che cancellarono la Palestina dalle mappe nella continuazione di un processo di colonizzazione sionista, aiutato dalle potenze coloniali, che era cominciato già alla fine del ‘800 su impulso delle organizzazioni sioniste mondiali.

Quando lo Zar Nicola II fu rovesciato nel 1917, i bolscevichi, guidati da Vladimir Lenin, trovarono una copia dell’accordo Sykes-Picot negli archivi del governo. I bolsevichi svelarono l’inganno e le false promesse delle potenze coloniali agli arabi pubblicando una copia dell’accordo su Izvestia e sulla Pravda il 23 novembre 1917, nel tentativo di esporre i piani delle grandi potenze e gli accordi segreti alla fine della prima guerra mondiale, compresi i vari piani per dividere le province arabe dell’impero ottomano e la proposta di consegnare Costantinopoli e lo Stretto allo Zar Nicola II Romanov che avrebbe dovuto mantenere il suo sbocco sul mare. Lenin chiamò il trattato “l’accordo dei ladri coloniali” e l’esposizione causò uno scandalo politico per la Gran Bretagna e la Francia.

Il sostegno britannico e le conseguenti politiche messe in atto sul territorio, stabilite nella dichiarazione Balfour, portarono alla proclamazione dello stato di Israele nel ’48 con la simultanea distruzione della Palestina. 750.000 palestinesi furono violentemente espulsi dalle loro abitazioni nei villaggi e nelle città, le quali vennero espropriate dai colonizzatori ebrei.

Per i media, per la gente comune che spesso non conosce i fatti non esiste una giornata della memoria che ricorda questi fatti ed altri successi prima e dopo. Quello che hanno combinato i David Ben Gurion, i Moshe Sharret, i Moshe Dayan, i Levi Eshkol, i Menachem Begin, gli Ariel Sharon, gli Yitzhak Shamir, i Shimon Peres, gli Ehud Barak, gli Ytzhak Rabin, gli Yigal Allon, gli Ehud Olmert, le Golda Meir e infine i Benjamin Netanyahu o gli Avigdor Lieberman. Non si ricordano le vittime dell’esercito sionista dell’Haganah, dei gruppi militari e terroristi sionisti dell’Irgun, del Palmach, del Lehi, della banda Stern, delle forze d’occupazione dell’IDF. Non si ricordano le vittime di Qibya, del King David Hotel, di Deir Yassin, dei campi di Sabra e Shatila, di Jenin, dell’operazione Piombo Fuso, i bombardati a Gaza, i morti a causa dell’occupazione. Non si ricorda l’attentato dell’Irgun all’ambasciata del Regno Unito a Roma. Non si ricordano i profughi palestinesi, le intifade, le repressioni e un popolo in ostaggio. Non si ricordano le vittime della folle decisione recente del presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Gerusalemme capitale di Israele.

Ad oggi Israele nega ancora la Nakba, come nega molte altre cose, rifiutando le accuse di pulizia etnica perpetrata ai danni dei palestinesi allo scopo di costituire uno stato autoproclamato e nega gli abusi che tuttora compie. Le correnti del sionismo in Israele, dall’alto del loro fanatismo, non credono nella pace, in una soluzione condivisa o meglio non desiderano una soluzione pacifica per la terra di Palestina. Come, da entità che tutela oltre a se stessa anche gli interessi degli occidentali in medio oriente, legata mani e piedi ad essi e all’Arabia Saudita del regime Wahabita, Israele non desidera una soluzione pacifica alle lotte con gli altri paesi come Iran, Libano o Siria. Anche per questo e in funzione anche di questo esiste l’asse della resistenza. Abilmente la stessa questione palestinese viene insabbiata.

È giusto onorare l’armata rossa che il 27 gennaio del ’45 pose fine alla Shoah, ed è ancora più importante denunciare l’antisemitismo in una discussione veritiera studiando anche il ruolo di alcuni ebrei nell’ascesa del nazismo. Semitismo da non confondere col sionismo che nella risoluzione 3379 del 10 novembre 1975 veniva descritto dall’Assemblea Generale dell’ONU come “forma di razzismo e di discriminazione razziale”, tutti termini di cui ci si riempie la bocca nella giornata della memoria della Shoah.

È altrettanto giusto però ricordare, l’uso ideologico che fa il sionismo del 27 Gennaio per legittimare l’esistenza di uno stato che ancora oggi non ha definito con precisione i propri confini, che impedisce agli ispettori dell’ONU di visionare il proprio arsenale nucleare (a fronte della retorica sul nucleare iraniano tra l’altro), che continua a portare avanti i propri loschi affari un po’ ovunque nel mondo, che continua a provocare e a tentare di destabilizzare i suoi vicini mentre continua a colonizzare i territori palestinesi facendosi strada col genocidio di un popolo.

Ogni tanto una giornata della memoria per ricordare altri misfatti servirebbe, altrimenti è piuttosto ipocrita una giornata come quella di oggi, diventa mero affare speculativo che serve a coprire svariate cose. Io non posso fare altro che dirvi di leggere la storia di oggi e di ieri e di comprenderla.

Chiudo con una lettera di condanna al sionismo inviata, appena tre anni dopo l’ingresso delle truppe sovietiche nel campo di Auschwitz, agli editori del New York Times da alcuni illustri ebrei, tra cui Albert Einstein e Hannah Arendt, un autrice che è conosciutissima quando si parla di Olocausto, quando si parla di identità ebraica ma che stranamente non si nomina in questi discorsi che non vengono mai nemmeno trattati sui media mainstream.

“AGLI EDITORI DEL NEW YORK TIMES:

Fra i fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi emerge quello relativo alla fondazione, nel nuovo stato di Israele, del Partito della Libertà (Tnuat Haherut), un partito politico che nella organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti Nazista e Fascista. E’ stato fondato fuori dall’assemblea e come evoluzione del precedente Irgun Zvai Leumi, una organizzazione terroristica, sciovinista, di destra della Palestina.

L’odierna visita di Menachem Begin, capo del partito, negli USA è stata fatta con il calcolo di dare l’impressione che l’America sostenga il partito nelle prossime elezioni israeliane, e per cementare i legami politici con elementi sionisti conservativi americani. Parecchi americani con una reputazione nazionale hanno inviato il loro saluto. E’ inconcepibile che coloro che si oppongono al fascismo nel mondo, a meno che non sia stati opportunamente informati sulle azioni effettuate e sui progetti del Sig. Begin, possano aver aggiunto il proprio nome per sostenere il movimento da lui rappresentato.

Prima che si arrechi un danno irreparabile attraverso contributi finanziari, manifestazioni pubbliche a favore di Begin, e alla creazione di una immagine di sostegno americano ad elementi fascisti in Israele, il pubblico americano deve essere informato delle azioni e degli obiettivi del Sig. Begin e del suo movimento.

Le confessioni pubbliche del sig. Begin non sono utili per capire il suo vero carattere. Oggi parla di libertà, democrazia e anti-imperialismo, mentre fino ad ora ha apertamente predicato la dottrina dello stato Fascista. E’ nelle sue azioni che il partito terrorista tradisce il suo reale carattere, dalle sue azioni passate noi possiamo giudicare ciò che farà nel futuro.

– Attacco a un villaggio arabo –

Un esempio scioccante è stato il loro comportamento nel villaggio Arabo di Deir Yassin. Questo villaggio, fuori dalle strade di comunicazione e circondato da terre appartenenti agli Ebrei, non aveva preso parte alla guerra, anzi aveva allontanato bande di arabi che lo volevano utilizzare come una loro base. Il 9 Aprile, bande di terroristi attaccarono questo pacifico villaggio, che non era un obiettivo militare, uccidendo la maggior parte dei suoi abitanti (240 tra uomini, donne e bambini) e trasportando alcuni di loro come trofei vivi in una parata per le strade di Gerusalemme.
La maggior parte della comunità ebraica rimase terrificata dal gesto e l’Agenzia Ebraica mandò le proprie scuse al Re Abdullah della Trans-Giordania.

Ma i terroristi, invece di vergognarsi del loro atto, si vantarono del massacro, lo pubblicizzarono e invitarono tutti i corrispondenti stranieri presenti nel paese a vedere i mucchi di cadaveri e la totale devastazione a Deir Yassin. L’accaduto di Deir Yassin esemplifica il carattere e le azioni del Partito della Libertà.

All’interno della comunità ebraica hanno predicato un misto di ultranazionalismo, misticismo religioso e superiorità razziale. Come altri partiti fascisti sono stati impiegati per interrompere gli scioperi e per la distruzione delle unioni sindacali libere. Al loro posto hanno proposto unioni corporative sul modello fascista italiano. Durante gli ultimi anni di sporadica violenza anti-britannica, i gruppi IZL e Stern inaugurarono un regno di terrore sulla Comunità Ebraica della Palestina. Gli insegnanti che parlavano male di loro venivano aggrediti, gli adulti che non permettevano ai figli di incontrarsi con loro venivano colpiti in vario modo. Con metodi da gangster, pestaggi, distruzione di vetrine, furti su larga scala, i terroristi hanno intimorito la popolazione e riscosso un pesante tributo. La gente del Partito della libertà non ha avuto nessun ruolo nelle conquiste costruttive ottenute in Palestina. Non hanno reclamato la terra, non hanno costruito insediamenti ma solo diminuito la attività di difesa degli Ebrei.

I loro sforzi verso l’immigrazione erano tanto pubblicizzati quanto di poco peso e impegnati principalmente nel trasporto dei loro compatrioti fascisti.

– Le discrepanze –

La discrepanza tra le sfacciate affermazioni fatte ora da Begin e il suo partito, e il loro curruculum di azioni svolte nel passato in Palestina non portano il segno di alcun partito politico ordinario. Ciò è, senza ombra di errore, il marchio di un partito Fascista per il quale il terrorismo (contro gli Ebrei, gli Arabi e gli Inglesi) e le false dichiarazioni sono i mezzi e uno stato leader l’obbiettivo.

Alla luce delle soprascritte considerazioni, è imperativo che la verità su Begin e il suo movimento sia resa nota a questo paese. E’ maggiormente tragico che i più alti comandi del Sionismo Americano si siano rifiutati di condurre una campagna contro le attività di Begin, o addirittura di svelare ai suoi membri i pericoli che deriveranno a Israele sostenendo Begin. I sottoscritti infine usano questi mezzi per presentare pubblicamente alcuni fatti salienti che riguardano Begin e il suo partito, e per sollecitare tutti gli sforzi possibili per non sostenere quest’ultima manifestazione di fascismo.

firmato:

ISIDORE ABRAMOWITZ, HANNAH ARENDT, ABRAHAM BRICK, RABBI JESSURUN CARDOZO, ALBERT EINSTEIN, HERMAN EISEN, M.D., HAYIM FINEMAN, M. GALLEN, M.D., H.H. HARRIS, ZELIG S. HARRIS, SIDNEY HOOK, FRED KARUSH, BRURIA KAUFMAN, IRMA L. LINDHEIM, NACHMAN MAISEL, SEYMOUR MELMAN, MYER D. MENDELSON, M.D., HARRY M. OSLINSKY, SAMUEL PITLICK, FRITZ ROHRLICH, LOUIS P. ROCKER, RUTH SAGIS, ITZHAK SANKOWSKY, I.J. SHOENBERG, SAMUEL SHUMAN, M. SINGER, IRMA WOLFE, STEFAN WOLFE

New York, 2 Dicembre 1948″

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